Olive all'Ascolana: perché si chiamano così?


Buonissime, deliziose e irresistibili tanto che una tira l'altra e ne potresti mangiare all'infinito!

Le olive all’ascolana devono il loro nome alla città di Ascoli Piceno. Sono composte da olive verdi in salamoia, farcite all’interno da un composto tenero a base di carne. Rappresentano una specialità gastronomica del territorio ascolano e sono uno dei piatti più rappresentativi del Piceno.
L’ascolano Benedetto Marini, a seguito delle sue ricerche, data la nascita della ricetta delle olive all’ascolana ripiene nell’anno 1800. Al tempo, i cuochi che prestavano servizio presso le famiglie della locale nobiltà, accordandosi tra loro, inventarono il ripieno delle olive per consumare le notevoli quantità e varietà di carni che avevano a disposizione, dovute alla maggiorazione delle regalie che gravavano sui contadini verso i loro padroni.


Se c’è un segreto che rende le olive all’ascolana così deliziose è proprio l’oliva tenera ascolana. L’oliva era diffusa nel territorio piceno fin dall’antica Roma. Della sua qualità scrissero Catone, Varrone, Marziale, Petronio Arbitro che racconta, nel Satyricon, di come fossero sempre presenti sulla tavola di Trimalcione. Sisto V le menziona in una lettera di ringraziamento indirizzata agli Anziani di Ascoli. L’oliva tenera ascolana chiamata anche “oliva di San Francesco” o “Liva da Concia” è tenera e croccante, ha un retrogusto amarognolo ed è senza dubbio un grande patrimonio della cucina tipica locale picena, tanto da aver ottenuto anche la Denominazione di Origine Protetta (DOP).


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